Gioia Dorata – Corpi di Cristallo
Presentazione del nuovo numero di Seeds of Florence
con intervista live e dimostrazione di kintsugi.
Cinema La Compagnia – Firenze
26 febbraio – ore 18:30
Un’occasione per ascoltare la sua storia e vedere da vicino come le crepe possano trasformarsi in oro.
C’è un’immagine che racconta bene la storia di Gioia: quella dell’ostrica. Quando un granello di sabbia penetra nel suo guscio, l’ostrica non lo espelle. Lo accoglie. Lo avvolge di madreperla, trasformando l’intruso in una gemma preziosa. È così che ciò che ferisce diventa perla.
La vita di Gioia Di Biagio segue questo stesso movimento. Performer, artista e formatrice, convive con la sindrome di Ehlers-Danlos, una malattia rara che indebolisce i tessuti connettivi rendendo il corpo fragile, iperestensibile, vulnerabile. Le cicatrici che porta sulla pelle hanno ciascuna un nome, una data, una storia. Il suo è un corpo che si è spezzato e ricomposto molte volte, imparando a convivere con il limite.
Fin da bambina ha conosciuto la parola “fragilità”. Busti, protezioni, rinunce. Mentre gli altri giocavano, lei spesso restava in classe a disegnare. È lì che l’arte ha iniziato a diventare una forma di reazione, uno spazio di libertà e trasformazione.
Per anni ha nascosto la sua condizione, finché ha scelto di raccontarla. Con la sorella Ilaria, fotoreporter, nasce “Fragile”, un reportage fotografico intimo e potente che restituisce umanità alla malattia, lontano dallo sguardo clinico. Raccontarsi diventa un atto di guarigione, proseguito poi nel libro Come oro nelle crepe.
L’incontro con la filosofia giapponese e con il kintsugi segna un passaggio fondamentale. L’antica arte di riparare le ceramiche con oro, valorizzando le crepe anziché nasconderle, diventa per Gioia una chiave di lettura esistenziale. Le fratture non sono qualcosa da occultare, ma linee di luce.
Nasce così la performance “Io mi oro”, un rito contemporaneo in cui le cicatrici vengono simbolicamente impreziosite d’oro e condivise con il pubblico. È un gesto artistico e spirituale insieme: accogliere la ferita, darle un nome, trasformarla.
Oggi Gioia vive il proprio corpo come una relazione in continua evoluzione, fatta di crisi e riappacificazioni. La sua fragilità non è mancanza, ma unicità. Come l’ostrica, ha imparato che ciò che entra come ferita può diventare perla.